perchè WINE PARTY...?!

giovedì 11 novembre 2010

La casta dietro il litigio alimenta solo se stessa

Destra,Sinistra, Centro,Alto,Basso..
Tutte chiacchiere inconcludenti che alimentano a loro volta giornali che nutrono altre discussioni, dibattiti interventi, e blaterare a gogo.
La realtà la conosce ogni cittadino che la mattina (anche alle prime luci o alle prime ore del nuovo giorno) si reca a lavorare per dare a se stesso e alla sua famiglia una speranza di vita migliore, che spera di ottimizzare le spese, che desidererebbe acquistare qualche bene per migliorarsi e paga delle tasse che dovrebbero assicurargli dei servizi.
Bene a questi uomini e donne reali, delle caste e dei loro vizi interessa poco,.delle demagogie rosse,nere,verdi e blu non ha che farsene..C'è da pagaer il mutuo, il dentista e l'università dei figli..la macchina ha bisogno di essere cambiata e in vacanz a quest'anno non si sa se ce la si fa.. .
WINE PARTY è questo un movimento che partendo da noi interpella chi fa reali studi e proposte concrete per fare muro alle sciocchezze da eterna campagna elettorale dei politicanti di mestiere campioni dell'intreccio e purtroppo dell'intrallazzo per assicurarsi denaro, ricchezza,indennità, agi tanto paghiamo noi.
Un simposio un occasione per bere insieme ed ascoltare musica ma nello stesso tempo portare avanti un nuovo progetto paese,città,provincia........

mercoledì 10 novembre 2010

Il debito pubblico...date un occhiata in tempo reale

Quanto vale il debito pubblico italiano? Sebbene il dibattito pubblico non possa prescindere da questo dato, è spesso difficile “visualizzare” cifre tanto grandi. Con questo “orologio”, l’Istituto Bruno Leoni vuole rendere accessibile a tutti la mostruosità del nostro debito pubblico, che poi dà la misura sia dell’irresponsabilità della nostra classe politica, sia degli oggettivi vincoli di finanza pubbica a cui il nostro paese deve sottostare.

L’orologio aggiorna ogni 3 secondi la nostra stima dello stock di debito, che si basa su – e viene continuamente corretta con – i rapporti mensili della Banca d’Italia. In questo modo vogliamo aiutare i cittadini a capire cosa si intende, quando si dice che siamo gravati di un debito pari a circa il 120 per cento del prodotto interno lordo. Per rendere il concetto ancora più chiaro, basta considerare che questo debito a 13 cifre (valore riferito al 31 luglio 2010) equivale a circa 30.724 euro per ogni italiano, inclusi neonati e ultracentenari, ovvero 80.327 euro per ogni occupato. Tra gennaio e luglio 2010 il debito pubblico è aumentato di 50.100.143.820 euro, più di 7 miliardi al mese, 236 milioni al giorno, quasi 10 milioni di euro all’ora, 164.112 euro al minuto. Ogni secondo, questo debito immenso è cresciuto di 2.735 euro, più di quanto guadagni una famiglia media in un mese.
Dai un'occhiata al contatore in tempo reale di sentirai più povero secondo dopo secondo...

domenica 7 novembre 2010

una politica vecchia

"Permetti, ti voglio porre una questione seria [..], ora certo ho scherzato, ma pensa un pò: da una parte una vecchiarda ottusa, insensata, miserabile, malvagia, malata, non necessaria a nessuno, anzi, il contrario, nociva a tutti, una vecchia che non sa neppure lei perchè sta al mondo, e che domani dovrà pur morire. Intendi? […]
Ascolta ora. Dall’altra parte ci sono forze giovani, fresche, che muoiono e si perdono inutilmente perchè nessuno le appoggia..[…] Cento, mille opere buone, iniziative buone, che si potrebbero organizzare e aiutare con i soldi della vecchia, destinati invece ad un monastero! […]
Uccidila, e prendi i suoi denari, perchè tu possa in seguito, con l’aiuto di quei soldi, consacrare tutto te stesso al servizio di tutta l’umanità e a uno scopo comune: non pensi che un minuscolo, miserabile delitto valga migliaia di opere buone? Una sola morte in cambio di cento vite?"
Delitto e Castigo - Fedor Dostoevskij

sabato 6 novembre 2010

Wine Party che cosa è 2^parte:contro Una Spesa a pioggia e soggetti avvantaggiati...

Ridurre le tasse significa combattere l'evasione.Pagare meno per pagare tutti azzerando (prima riducendo ovviamente) il nero.
Ridurre le tasse significa sopratutto destabilizzare tutte quelle clientele e corporazioni che vivono di spesa pubblica sulle spalle dei contribuenti.Significa colpire duramente una miriade di interessi che sono cresciuti al riparo di un alta fiscalità.Questa è sicuramnete la sfida più difficile e avvincente che il Wine Party deve intraprendere.Esso non chiede l'abolizione dello stato ma una affrancatura dal welfare state ed una possibilità di tornare ad uno stato di diritto cercando di abbandonare quel principio della ridistribuzioneforte per tornare a quello di redistribuzione debole.per aumentare l'iniziativa privata nel correre ai ripari e nell'offrire servizi reali.
Deistituzionalizzazione degli ordini professionali. Ci hanno ripetuto che gli ordini sono una garanzia per tutti,quando invece sono solo un ostacolo al libero mercato e ai giovani.
Gli ordini professionali servono e sono serviti negli anni soltanto ad incentivare la formazione di cartelli che hanno impedito il crescere di una concorrenza sul prezzo,con la conseguenza che i consumatori sono stati penalizzati e chi si voleva affacciare nel mondo del lavoro nel campo delle professioni si è visto ostacolato e disincentivato.Gli ordini siono dunque un impedimento enorme per il libero mercato e per il processo di concorrenza e continuano a perpetuare danni ai cittadini ed ai giovani.
La soluzione ,dunque,non può essere che una deistituzionalizzazione radicale degli ordini professionali,in modo tale che essi non rappresentino più un costo per i cittadini.
Questo non significa che si debba impedire l'associazionismo,bensì la formazione di cartelli e l'esclusione di soggetti giovani ed efficienti dal mercato,innescando invece un meccanismo virtuoso di concorrenza tra gli agenti.

WINE PARTY che cosa è(1^parte)

WineParty si pone come movimento libertario applicato al suo territorio,.
Pur mantenendo la ratio originaria dei Tea (TAX Enough Already) Party,esso si adatta alle modalità di discussione storiche dell'area mediterranea,il simposio (WINE PARTY) appunto.
 Propositore del Libertarismo esso si propone di consentire ai cittadini di vedere più chiaramente gli interessi in gioco per scegliere davvero e con consapevolezza.
Il Wine PARTY apartitico e "libero nell'essenza e nella sostanza",ancor prima ed ancor di più che diminuire le tasse e ridimensionare lo stato, dovrà ambire a combattere ed abbattere il muro ipocrita e falso di un mondo del lavoro perfetto con opportunità per tutti a prescindere, senza disoccupazione e con certezze assicurate e immutabili nel tempo.
Il Wine Party  sia anche autenticamnete federalista, perchè il federalismo nella sua forma pura senza "salvagente" o meccanismi assistenziali, impone forti sacrifici ma allo stesso tempo costringe alla responsabilitàchi amministra e rende impossibile eludere il giudizio diretto degli elettori.
Inoltre,per l'effetto di una necessaria limitazione di quello storico ed enorme impiego di risorse pubbliche, s'imporrà una restrizione dell'ambito di operatività statale ed un conseguente maggior spazio all'iniziativa dei privati.
E'giusto dunque che TALE MOVIMENTO abbia l'ambizione di divenire modello di pensiero di mentalità, se non addirittura una filosofia politica.

venerdì 5 novembre 2010

Curare un paese drogato di spesa pubblica e liberalizzare i servizi

La spesa pubblica italiana è giunta a dei livelli insostenibili ed è il primo motivo che impedisce il taglio delle tasse. WINE PARTY ritiene ingannevole il luogo comune per cui “se tutti pagassero le tasse, tutti pagheremmo di meno”, non perché questo sia falso in senso assoluto ma perché storicamente, nel nostro paese, è sempre mancata la volontà politica di affiancare alla lotta all'evasione fiscale una giusta e naturale riduzione della spesa pubblica o quanto meno del suo indice di crescita: ad ogni aumento del gettito si è sempre tradotto in un aumento della spesa pubblica stessa. Ecco perché oggi tagliare la spesa è un punto prioritario, molto più della lotta all'evasione, nel tentativo di proporre una diminuzione della pressione fiscale ed una inversione di tendenza nella gestione del terzo debito pubblico del mondo. Tagliare la spesa significa: liberalizzare quei servizi che possono essere meglio offerti dal libero mercato (ad esempio pensioni, università, RAI, aziende municipalizzate e partecipate), cancellare enti inutili ai fini di una efficiente gestione dei servizi erogati, alienare parti di patrimonio pubblico inutilizzate. Il gettito derivante da tali dismissioni va necessariamente usato per ridurre la pressione fiscale e il debito pubblico, innescando un circolo virtuoso che va nella direzione opposta a quella tenuta negli ultimi 80 anni, ovvero va verso il ritorno del potere in economia nelle mani dei cittadini e non della politica.

Eternamente in campagna..Elettorale e basta!

Barak Obama ha perso le elezioni (di brutto) e continua a governare. Da noi il governo le vince, ma non riesce ad operare come vorrebbe e dovrebbe. In compenso i capi della maggioranza nostrana, entusiasmati dal successo americano dei Tea Party, pensano di organizzarli a loro volta. Sfugge loro un dettaglio: quei fenomeni politici nascono dal basso, dalla forza della rete, vivono nella pancia del Paese e, soprattutto, stanno all’opposizione. Forse, meno approssimazione e più ponderazione non guasterebbero.
Obama ha perso le elezioni non tanto perché non ha mantenuto le promesse (gli elettori sono abituati, in ogni parte del mondo), ma perché non ha convinto la sua gestione della crisi. Gli americani gli hanno voltato le spalle perché hanno visto i costi della sua politica, ma sono sfuggiti loro i risultati. Da noi è quasi l’opposto: la pancia del Paese continua a sostenere la parte politica che vinse le elezioni politiche, perseverando nel negare simpatie e consensi all’opposizione, ma chi siede al governo continua a credere che il problema sia la raccolta dei voti, anziché il loro uso per cambiare le cose. In questo modo il consenso diviene fine a se stesso e il motore del governo gira senza ingranare la marcia, a vuoto. Obama perde le elezioni ma conserva il diritto-dovere di governare, dovendo attrezzarsi a mediare con un Congresso che gli è, ora, ostile. In Italia il governo ha perso l’omogeneità e la forza della propria maggioranza non perché gli elettori lo hanno punito, ma perché le secessioni lo hanno amputato.
Anche il più insensibile degli osservatori vedrebbe l’enorme divario fra le due situazioni, cogliendone il succo: negli Stati Uniti c’è un sistema istituzionale che funziona (con una Costituzione assai vecchia), da noi c’è un sistema che si sfarina (con una Costituzione giovane). Il compito di una classe dirigente, che voglia essere degna di questo nome, è quello di porre mano alle riforme costituzionali, non certo quello di continuare in eterno a litigare nel più vicino cortile. Anziché organizzare la versione casereccia dei Tea Party, dunque, si dovrebbe cominciare a capire che la politica non è l’arte d’essere eletti, ma quella di riuscire, da eletti, a dare un senso all’essere stati votati. Insomma, è ora di tornare alla politica. Quella vera.
Un Tea Party organizzato dall’apposita propagandista del capo, magari con il contributo dei suoi soldi, non solo non è la stessa cosa, ma va a finire che qualcuno ricorderà il perché quei raduni s’ispirano alla bevanda d’origine cinese: perché nella Boston del 1773 il Tea era una questione fiscale, e la rivolta contro l’erario innescò la rivoluzione americana. Non nego che anche in Italia meriterebbe porre mano ad una rivolta fiscale, vista il taglieggiamento cui siamo sottoposti, l’alta evasione e il modo dissennato con cui si spendono i soldi, ma dubito fortemente che possa essere fatto dalla stanze del governo.
Vediamo bene che la legislatura boccheggia e sappiamo che si stanno appostando le batterie per la propaganda elettorale, ma non è possibile che tutti s’atteggino ad essere opposizione, anche quelli che stanno al governo, e non da poche ore. In una democrazia funzionante anche chi è stato minoranza si presenta alle elezioni con un programma in positivo, non solo rivendicando il valore del proprio essere stati contro il governo. Figuriamoci chi al governo c’è stato. Il guaio, mortale, della nostra sinistra è di unificarsi solo nell’essere contro Silvio Berlusconi. Ma il dramma della maggioranza è quello di considerarsi opposizione dei propri stessi governi. Insomma: a chi tocca fare le riforme istituzionali, fiscali e strutturali? Alla maggioranza. Rivolgendosi al Parlamento il presidente del Consiglio ha promesso cinque iniziative tematiche, cinque impianti riformatori. Proceda. Solo in quel modo gli italiani potranno valutare nel merito e soppesare anche i guasti di un sistema in cui nessuno è in grado di governare. Tocca a lui, e a quel che resta della sua maggioranza, onorare il voto degli italiani e concentrarsi sulle cose da farsi. Se l’esito sarà infausto, su quello chiederà ancora il voto.
Proprio per questo, però, deve essere capace di alzare il tiro, di sottrarsi alla normale amministrazione e disegnare un sistema istituzionale diverso. La seconda Repubblica merita l’eutanasia, mentre noi tutti non meritiamo la sua fin troppo lunga agonia. Agendo in questo modo, inoltre, sfiderebbe l’opposizione su un terreno nobile e interessante, sottraendosi al quale la sinistra risulterebbe ancora meno affidabile di quel che è. Viceversa, se l’opposizione fosse capace di fare politica, se per indebolire e battere chi governa non s’affidasse a materia postribolare, il sistema politico ne guadagnerebbe in dignità e concretezza, smettendo si sembrare un pollaio in cui anche i galli sono dei travestiti.
Un Paese in cui tutti sono “contro” è destinato a massacrarsi con le proprie mani. Un esercizio nel quale ci si è a lungo impegnati, e che sarebbe ora d’abbandonare.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it